Paolo Giuseppe Oreglia

News del XXII° Concorso di Esecuzione musicale 'Rotary Club Teramo Est'

Paolo Giuseppe Oreglia

Associazione Culturale Amadeus - Nereto -

Paolo Giuseppe Oreglia

Sibelius Young Orchestra

Paolo Giuseppe Oreglia

Festival Internazionale NoteInLibertà - Edizione 2012

CONCORSO ' Rotary Teramo Est' 2017

IL BANDO DEL CONCORSO ROTARY 2017 - English text
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Paganini - Sonata in Mi Min op.3 - Andante - Live
 - Paolo Giuseppe Oreglia
 CURRICULUM
 
 Inizia giovanissimo lo studio del violino e viene ammesso a soli dieci anni al Conservatorio di Musica di "Santa Cecilia" di Roma compiendo i propri regolari studi musicali sotto la guida dei Maestri Bignami, Brengola, Apostoli. A diciotto anni inizia la propria attività concertistica solistica e viene chiamato a far parte dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove suona sotto la direzione di prestigiosi maestri quali C. M. Giulini, F. Sinopoli, G. Pretre, L. Maazel, ecc.
Diplomatosi brillantemente nel 1983 intraprende quindi il Perfezionamento in Violino presso l’Accademia Nazionale di S.Cecilia, sotto la guida del m° A.Pelliccia, ottenendone nel 1986 il Diploma del Corso Triennale.
Continua lo studio ed il perfezionamento del Violino e della Direzione d’Orchestra, con insigni Maestri quali H.Fister, P.Vernikov, P.Gantward, G.Serembe, D.Renzetti, in Italia (Maiano, Portogruaro, ecc.) ed all’estero (S.Pietroburgo).
Prosegue nel contempo la collaborazione con prestigiose orchestre italiane ( RAI di Roma, Istituzione Sinfonica Abruzzese, Orchestra da Camera di Caserta, ecc.) ed Internazionali ( Rotary Youth International Orchestra con la quale partecipa, segnalato in tale occasione dal m.° Salvatore Accardo, alla tourneè internazionale del 1990 che interessa i principali centri Italiane del centro Europa-Stresa, Pisa, Milano, Verona, Ginevra, Lione, Bruxelles, Torino, Sanremo).
         L’attività solistica lo porta ad essere presente nei principali paesi europei, (Germania 1988- Monaco di Baviera-, Spagna 1991- Catalogna -, Austria 1999 – Graz-, Francia 2000-Lione-, Ungheria 2003 – Budapest-, Spagna 2004- Paesi Baschi –Svizzera 2004-Losanna- ecc.) anche in collaborazione con importanti solisti quali C.Ferrarini, G.Grano, T.Vratonijc, C.Casadei ecc. raccogliendo ovunque clamorosi successi di pubblico.
Fondatore di numerosi ensembles, dal 2003 promuove il Festival Internazionale “NoteInLibertà” attualmente coordinato dalla Provincia di Teramo in collaborazione con le amministrazioni di Nereto, Alba Adriatica, Giulianova, Roseto, Torricella Sicura.
Nell’ambito di tale iniziativa fonda nel 2005 l’ Orchestra Giovanile SYO, di cui è direttore stabile, con la quale anima il Festival e che si è inoltre già esibita nella Settimana Mozartiana del Teatro Marruccino di Chieti  realizzando,tra l’altro, un CD per il CSV di Chieti.
Docente di Ruolo dal 1985 in qualità di vincitore di concorso per titoli ed esami presso l' Istituto Musicale Pareggiato "G. Braga " di Teramo, è attualmente titolare di una classe di violino presso il Conservatorio Statale di Musica “L. PEROSI” di Campobasso e svolge da anni un’apprezzata attività didattica anche in importanti festivals in Italia ed all’estero (Ottocento Festival Saludecio1999/2000, scuola estiva internazionale per giovani musicisti “Max Rostal” svoltosi a Postumia (Slovenia) nell’Estate 2001 e a Graz (Austria) nell’estate 2002, ecc.).
       E' direttore artistico del "Concorso di esecuzione musicale Rotary Club Teramo Est"
Suona un "Marino Capicchioni" del 1969.
 

Concerto Duo Oreglia-Piovano sala ex-Gil 16 Maggio ore 19,15 - Campobasso

G.Sgambati - Andante Cantabile op.24 n°1
Concerto Duo Oreglia-Piovano    sala ex-Gil 16 Maggio ore 19,15 - Campobasso - Paolo Giuseppe Oreglia

 

Concerto del Duo P. G. Oreglia – L. Piovano

Sala ex-Gil, Campobasso

16 Maggio 2017 ore 19,15

 

 PROGRAMMA

  

F. Busoni - sonata in mi minore, op. 36a, KV 244

 .................. 

N. Paganini - Sonata in Mi minore, op.3, n.12 

G. Sgambati - Andante cantabile, op. 24 n°1

                - Serenata napoletana, op. 24 n°2

G.F. Ghedini - Due poemi

 Piovano - Elegia

 A. Casella - Notturno e Tarantella, op. 46 



La Seconda Sonata per violino e pianoforte fu realizzata da Busoni (1866-1924) nel 1898 quando il compositore si era già trasferito a Berlino, sua città di elezione. Venne eseguita per la prima volta a Helsinki il 30 settembre 1898 e pubblicata tre anni dopo a Lipsia per le edizioni Breitkopf und Härtel. Come ha scritto la musicologa Anna Ficarella, che ha dedicato importanti studi alla figura di Busoni, la Sonata “fu definita dallo stesso autore il suo "opus 1", ovvero il primo lavoro che avesse una sua precisa dignità estetica. Fu dedicata al compositore boemo Ottokar Novacek, morto poco prima della pubblicazione della Sonata, e fratello del violinista Victor, con cui Busoni stesso la eseguì per la prima volta a Helsinki nel 1898. L'altro atto di ossequio è nei confronti di J.S. Bach: nucleo ispiratore della Sonata è infatti la citazione del Choral-Lied "Wie wohl ist mir, O Freund der Seelen", che attesta la nascita ufficiale di quel fortissimo legame fra Bach e Busoni che sostanzierà il modus componendi del musicista toscano. […] L'incipit della Sonata è affidato al pianoforte che espone un severo motivo in mi minore in stile di Corale che funge da motto introduttivo, sciogliendosi subito in una linea ascendente "dolce e sostenuta" ripresa immediatamente dal violino. […] Nel Presto successivo, in forma di Scherzo, il clima espressivo richiama non solo il Prestissimo dell'op. 109, ma anche il finale di un altro capolavoro beethoveniano, la Sonata "a Kreutzer". In questo caso Busoni compone una vigorosa Tarantella, di incisiva severità all'inizio e alla fine, con momenti di profonda suggestione timbrica […]. A livello di elaborazione tematica, lo Scherzo deriva il proprio tema iniziale dal materiale motivico della sezione centrale del primo movimento, sottoposto ad una vera e propria metamorfosi, che lo rende riconoscibile solo ad un esame dello spartito. […] Nell'ultimo movimento [vi è] la citazione del Corale bachiano, che risuona dapprima al pianoforte, con una pienezza timbrica di stampo organistico, per poi essere ripreso e intensificato da entrambi gli strumenti. […] Le variazioni sul tema del Corale raggiungono il loro culmine in una Fuga (Tranquillo assai) che, dopo un inizio semplice e sereno, assume presto dimensioni monumentali. Infine nella coda, indicata con più tranquillo, gli ultimi frammenti del Corale precipitano lentamente dal registro acuto a quello grave di entrambi gli strumenti per trovare quiete nelle battute finali”. (A.F.)

 La Sonata in mi minore, op.3, n. 12 fa parte di un ciclo di Sonate, originarie per violino e chitarra, (ma spesso eseguite con il pianoforte) realizzate fra il 1802 e il 1809 da Niccolò Paganini (1782-1840) e dedicate “alla ragazza Eleonora”, una sua allieva. Strutturate in due tempi, presentano uno stile più vivace e una maggiore impronta virtuosistica rispetto alla precedente raccolta dell’op. 2 (lo si può notare, in particolar modo, nell’“Allegro vivo e spiritoso”, ossia la seconda parte della Sonata in programma); fa parzialmente eccezione l’Andante iniziale, che si caratterizza per lo stile cantabile e che porta la dicitura “innocentemente”, quasi a comprovare la dedica alla giovane musicista.

L’Andante cantabile e la Serenata napoletana, entrambi del compositore romano Giovanni Sgambati (1841-1914) vennero terminati il 27 ottobre del 1890. Furono pubblicati l’anno seguente con il numero d’opera 24 (rispettivamente nn. 1 e 2), con il titolo “Due pezzi per violino con accompagnamento di pianoforte” per le Edizioni Schott di Magonza. Sono dedicati all’amico violinista Tito Monachesi, docente di violino all’Accademia di S. Cecilia, con il quale Sgambati (al pianoforte) costituì un Quintetto da camera. La Serenata si caratterizza per la presenza dei pizzicati iniziali del violino, realizzati quasi a imitazione del timbro di un mandolino napoletano, per ricreare un’atmosfera popolare.

 La produzione per violino e pianoforte di Giorgio Federico Ghedini (1892-1965) comprende due Sonate, in La maggiore del 1918 e in Mi bemolle maggiore del 1922, tre pezzi brevi: Bizzarria del 1929 e Due poemi del 1930, pubblicati rispettivamente nel 1932 e 1934. Il primo dei due Poemi per violino e pianoforte, fu dedicato al violinista Ercole Rovere ed è caratterizzato da un andamento a mo’ di recitativo in cui si susseguono indicazioni come “lentamente”, “quasi indugiando”, “poco animando trattenuto”, “calmo”, con una sezione di otto battute drammatiche che cadono a due terzi del pezzo in cui l’autore prescrive “Agitando subito moltissimo” per poi riprendere e concludere con un “Calmo (Primo Tempo)”. Nel pezzo circola per ben cinque volte un tema che ricorda la famosissima Habanera della Carmen di Bizet. (Flavio Menardi Noguera).

Il secondo Poema, come scrive sempre F. Menardi Noguera, “fu dedicato ad Enrico Pierangeli, violinista attivo negli anni Trenta del Novecento ed è caratterizzato da un andamento a mo’ di recitativo in cui si susseguono indicazioni come “lentamente”, “quasi indugiando”, “poco animando trattenuto”, “calmo. È una pagina di grande intensità espressiva in cui una lunga melodia si sviluppa organicamente – come una pianta – per oltre venti battute attraverso continui cambi di tempo (splendida prova delle doti liriche di Ghedini) e perviene anche in questo caso a un “recitativo”. Nella parte centrale, più agitata, il violino tace: il pianoforte riprende il tema alla mano sinistra mentre la destra insiste su un pedale di note ribattute. Il ritorno del violino riporta al clima sereno del primo tempo ed alla chiusa quasi salmodiante ”.

 

Antonio Piovano, nato a Pescara nel 1938, si è diplomato in Pianoforte e Composizione (sotto la guida di Rosolino Toscano) presso il conservatorio di Pescara, completando gli studi con i diplomi di Strumentazione per Banda, Direzione d’orchestra e Direzione di Coro. Dopo un primo periodo dedicato alla carriera concertistica, si è concentrato sulla Didattica, insegnando per numerosi anni presso il Conservatorio di Pescara. Il compositore ha dedicato diversi brani al violino; si ricordano una Sonata e tre Pezzi per violino solo. Oltre all’attività compositiva, Piovano si dedica da anni allo studio e alla valorizzazione dei compositori abruzzesi; è di recente datazione la revisione di alcuni Dixit per cinque voci soliste, coro e orchestra di F. Fenaroli, celebre compositore e didatta operante a cavallo fra il ‘Settecento e i primi decenni del secolo XIX. Elegia è strutturata in forma di Romanza, nella classica tripartizione ABA, con la parte centrale B, vivace ed irruenta, in netto contrasto con le due parti estreme A, basate su una scrittura sostanzialmente tonale, seppure con la presenza di molte aggregazioni di dissonanze, generalmente sempre risolte. La sezione B risulta, come si è detto, esuberante e molto frammentata sul piano compositivo e sonoro, con porzioni di battute che lasciano alternativamente spazio al violino o al pianoforte, riducendo a un ruolo quasi aforistico l’altro strumento; il brano, composto di poche pagine, viene presentato per la prima volta nel contesto della stagione dei Concerti del Conservatorio Perosi.

 

Il Notturno e la Tarantella fanno parte de La Serenata, op. 46 realizzata da Alfredo Casella (1883-1947) nell’inverno del 1927 su commissione della Musical Fund Society di Filadefia, in occasione di un concorso di composizione. Il primo premio venne assegnato, ex aequo, a questo lavoro e ad una composizione di Bela Bartók. Come ha scritto il grande direttore d’orchestra Roman Vlad “nella sua relazione, la giuria, […] qualificava la Serenata come «un autentico modello di stile puramente italiano, sia per la forma, sia per lo spirito, sia infine per la caratteristica continua melodiosità del discorso musicale». La Serenata fa parte di quel gruppo di «capolavori del suo stile giocoso più universalmente apprezzati» (Mila) che segnano, insieme al raggiungimento della piena maturità stilistica di Casella. […] Da questo punto di vista lo stesso Casella considerava questo lavoro come una delle sue creazioni più riuscite. […] Il Notturno, consta di due parti nettamente distinte. La prima, in do minore, si snoda in un movimento «Lento e Grave», pieno di malinconia e non privo di accenti drammatici. Un breve tratto, («pochissimo più mosso»), dove il violino canta un tema «espressivo e molto dolce», funge da raccordo con la seconda parte che si svolge in un movimento «di nuovo molto lento ed estremamente calmo e sereno». Sopra un accompagnamento che marca il cullante ritmo di Siciliana, la tromba intona in modo «dolcissimo, con gran semplicità di espressione» una delle più belle e poetiche melodie, che Casella ha saputo inventare sul modello del tipico melos dell'Italia meridionale. […] Nel Finale prevale di nuovo il dinamismo caselliano: una Tarantella, in ritmo «vivacissimo alla napoletana», conclude il lavoro nel modo più brillante. Di questa Serenata, l'autore diede in seguito una trascrizione per piccola orchestra, dichiarando tuttavia di preferire la prima versione «per la sua maggiore trasparenza e per la sua originalità sonora».(R. Vlad). La presente esecuzione si basa su una trascrizione (dall’organico originale per clarinetto, fagotto, trombe, violino, violoncello, edito nel 1941) ad opera della violinista Pina Carmirelli, attiva in nel corso del XX secolo come solista e in diverse formazioni da camera.

A cura della classe di Storia della Musica del M° Salvatore de Salvo

 - Paolo Giuseppe Oreglia

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